Oggi torniamo a parlare delle nuove regole sui DPI introdotte dal Regolamento (UE) 2016/425. Con particolare riferimento all’aspetto sanzionatorio. Di seguito pubblichiamo la versione integrale dell’articolo dell’avvocato Silvia Stefanelli apparso sull’ultimo numero della rivista di settore B2eyes.
In questo articolo l’avvocato Stefanelli pone l’accento in maniera evidente sulle differenze normative fra il vecchio D.lgs 475/1992 e il nuovo regolamento (UE ) che fornendo una definizione più chiara degli operatori economici coinvolti nella filiera e sottolineando quali le figure coinvolte nella commercializzazione del prodotto – vale a dire fabbricante, mandatario, importatore e distributore, ha permesso di delineare anche il range di sanzioni.
Ricordiamo che data l’importanza dell’argomento, i nostri agenti sul territorio sono a disposizione per tutte le info necessarie. Per chi volesse approfondire ancora di più in merito alle differenze, nella nostra area riservata abbiamo messo a disposizione una interessante tabella di confronto tra il D.Lgs. 17 del 19 febbraio 2019, che ha l’obiettivo di adeguare l’ordinamento italiano al Regolamento (UE) 2016/425, e il precedente D.lgs 475/1992 messa a disposizione da Certottica ovvero l’istituto italiano per la certificazione dei prodotti ottici.
Buona Lettura

La disciplina dei DPI è oggi organizzata così:

  • il DPI contiene la disciplina sostanziale che riguarda il prodotto;
  • il D.Lgs. 4765/92 (come oggi modificato dal D.Lgs. 17/2019) contiene oggi soltanto la disciplina relativa agli organismi notificati, alle modalità di controllo e alle sanzioni.

Ripercorriamo brevemente le novità introdotte dal Reg. DPI, per analizzare poi quelle relative al “nuovo” D.Lgs. 475/92.

Il Regolamento DPI

I DPI, cioè i dispositivi di protezione individuale (come occhiali da sole o caschi), sono stati disciplinati sin dagli anni 80 dalla Dir. 89/686/CEE attuata in Italia con il D.Lgs. 475/92.
Al termine, in ossequio al Nuovo Quadro Legislativo, il legislatore comunitario procedeva a rivedere in maniera molto rilevante la Dir. 89/868/ CEE arrivando a emanare il Reg UE 2016/425. Il Regolamento atto direttamente applicabile in tutti gli Stati membri e quindi avente forza diretta di legge introduce una disciplina molto puntuale (prima inesistente) relativamente agli adempimenti di importatori e distributori.
L’art. 10 del Reg. UE 2016/425 stabilisce, infatti, che gli importatori devono accertare che il fabbricante abbia eseguito la procedura di valutazione di conformità appropriata, che lo stesso abbia redatto la  documentazione  tecnica,  che il DPI rechi la marcatura CE, che sia accompagnato dai documenti richiesti e che il fabbricante abbia soddisfatto i requisiti di cui all’articolo 8, paragrafi 5 e 6. Inoltre l’importatore che ritenga o abbia motivo di ritenere che un DPI non sia conforme ai requisiti essenziali di salute e di sicurezza applicabili di cui all’allegato II, non può immetterlo sul mercato fino a quando non sia stato reso conforme; e se il DPI presenta un rischio, l’importatore ne informa il fabbricantee le autorità di vigilanza del mercato.
L’art. 11 disciplina invece la figura del distributore (l’ottico) il quale oggi è tenuto a verificare che il DPI rechi la marcatura CE sia fornito delle istruzioni in italiano, nonché che le istruzioni o l’imballaggio rechi nome del fabbricante importatore e un numero di lotto o di serie che consenta l’identificabilità.
Il distributore che ritenga che un DPI non sia conforme ai requisiti essenziali di salute e di sicurezza ha il divieto di metterlo a disposizione sul mercato fino a quando non sia stato reso conforme; e se il DPI presenta un rischio, il distributore ne informa il fabbricante o l’importatore e le autorità di vigilanza del mercato.

Il D.Lgs 475/1992 (come modificato dal D.Lgs. 17/2019)

Come sopra accennato, la nuova versione del D.Lgs 475 contiene soltanto la disciplina relativa agli organismi notificati, al controllo e alle sanzioni. Tralasciando in questa sede gli organismi notificati, concentriamoci sui controlli e sulle sanzioni.

I controlli vengono effettuati dal ministero dello Sviluppo economico e alle frontiere dall’Agenzia delle Dogane: tali soggetti possono avvalersi (come già avviene ora) delle Camere di commercio (art. 13). Le sanzioni invece, prima non previste per importatori e distributori, coinvolgono oggi anche tali soggetti.

L’art. 14 stabilisce, infatti, che fabbricanti e importatori che commercializzano DPI non conformi sono puniti:

  • se trattasi di DPI di prima categoria, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 000 euro sino a 48.000 euro;
  • se trattasi di DPI di seconda categoria, con l’arresto sino a sei mesi o con l’ammenda da 10.000 euro sino a 16.000 euro;
  • se trattasi di DPI di terza categoria, con l’arresto da sei mesi a tre

I distributori che non rispettano gli obblighi sopra richiamati (art. 11 del regolamento DPI) sono puniti:

  • se trattasi di DPI di prima categoria, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 000 euro sino a 6.000 euro;
  • se trattasi di DPI di seconda categoria, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 000 euro sino a 12.000 euro;
  • se trattasi di DPI di terza categoria, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 000 euro sino a 60.000 euro.

Inoltre:

  • chiunque mette a disposizione sul mercato DPI privi della marcatura CE di cui all’articolo 17 del regolamento DPI, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 000 euro sino a 18.000 euro;
  • chiunque appone o fa apporre marcature, segni e iscrizioni che possono indurre in errore  i terzi circa il significato o il simbolo grafico, o entrambi, della marcatura CE ovvero ne limitano la visibilità e la leggibilità, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro sino a 6.000 euro.

A cura dell’avvocato Silvia Stefanelli.

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